Un Fiord’Anno

“Ho letto quello che lei ha scritto dopo un incontro di Belle Capocce di FiordiRisorse, in una sera di forte pioggia: circostanza giusta e coinvolgente…” esordisce la persona che ho di fronte.
Ammutolisco. Sento ripetere le stesse parole che ho scritto. Dimentico di essere dove sono. Penso a quanto contano le parole, quelle che si ricordano, che gli altri ti ricordano.
Ti fanno capire che sei dentro una realtà che lascia il segno.

Ci sono arrivato per caso in FiordiRisorse, come quando finisci in un villaggio sperduto di montagna e ti accorgi, da qualche sguardo, che è il posto dell’immaginario, quello che vorresti aver scoperto solo tu, prima di tutti.

Mi perdo, adolescente, nelle dinamiche di un’associazione, mi ritrovo da adulto in una sera uggiosa (pioveva come non mai!) e per giunta di venerdì 13, nella dimensione di una Community.
Nessun altro scopo se non quello di stare insieme, condividere, crescere (ancora!), sperimentare nuovi percorsi.

La formalità svanisce al primo “ciao, io mi chiamo”, per lasciare spazio a conversazioni che hanno il sapore di vecchie e collaudate amicizie. L’empatia? Superata. Qui si parla già di sintonia!

559537_4786920071687_1236922583_nE’ trascorso un anno, intenso, di cose serie e sbellicanti risate! 365 giorni densi di eventi singolari, diversi, strani, curiosi e straordinari.

Ho deciso di non mettermi a guidare il camion, ho progettato (insieme a Belle Persone) e partecipato a qualcosa che prima non esisteva, rispettando buone pratiche e gesti dimenticati.

Scriveva Eraclito (mi piace sentirlo studiare da mia figlia): “L’armonia nascosta vale più di quella che appare.” In Fiordi Risorse c’è abbondanza di armonia invisibile e smodatamente evidente ad un tempo.

Mi sono emozionato, lo confesso, più di una volta. Ma quando ci metti la faccia, nulla ti trattiene.
Ci sono nuove connessioni da aprire, mille altre da coltivare: la febbre non dura più un solo sabato!

Mi sono detto: non posso perdermi la prossima sequenza. D’ora in avanti ogni puntata sarà un lungo attimo cui non rinunciare, vicini o lontani che si possa essere!

Il Professore

“Quando insegni, insegna allo stesso tempo a dubitare di ciò che insegni.” (Ortega y Gasset)

La mattina era delle più buie, di quelle che ti puoi aspettare quando esci intorno alle 7, ma in alta montagna, circondato da neve. Ovunque.

In Alta Val Badia ero capitato per caso, per puro caso. La locale Scuola Media, esaurite le graduatorie, doveva trovare un professore di lettere per una sostituzione, poche settimane.

Il passaparola, dall’Alto Adige arrivò fino ad Ancona. Partito il 6 Gennaio, con un treno dopo l’altro che sembrava una tradotta, arrivo fino a Brunico e poi in bus a destino, San Vigilio di Marebbe, sotto il Plan de Corones. Un paradiso!

“Buongiorno Professore!” (con quella potente “r” che immaginate)

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Quella mattina, il mio primo giorno di scuola – da insegnante – iniziò con questo saluto rispettoso e imbarazzante, disciplinato e molto ossequioso.

Quasi un’autorità che veniva da lontano.

Italiano, Storia e Geografia in 2 classi di una “Scora Mesana al Plan de Mareo”, la Scuola Media di San Vigilio di Marebbe, una Scuola di lingua ladina. Studio e esercizio in 3 lingue, italiano, tedesco e ladino con le lettere italiane che a fatica si aprivano un varco fra questi ragazzi pieni di gioia e semplicità. Chi veniva a scuola col babbo che non sapeva parlare italiano o con il nonno che l’italiano se lo ricordava bene. Qualcuno arrivava con gli sci e se ne tornava a casa con la bidonvia. E dopo lo studio, via sulle piste.

Ho vissuto una favola fatta di stima, coerenza, calore e accoglienza. Da professore matricola, ho capito l’insegnamento come impegno sociale che proseguiva sempre e comunque fuori dalle aule, sui campi da sci come sui sentieri, di fronte a un tè caldo o davanti a un piatto di Knödel.

Ho appreso nel cuore qualcosa che non ho più ritrovato. Oggi faccio un altro mestiere!

Perché solocosebelle?

Qualche anno fa, per allontanare noie e problemi al lavoro, usavo chiedere ai miei collaboratori – prima che entrassero nel mio ufficio – “ditemi solo cose belle”!

Da quella “preghiera” è nato un tormentone che mi porto addosso ancor oggi con una tale intensità che nemmeno la notizia più brutta riuscirebbe a sbiadire.

solocosebelle è un po’ tutto quello che ho imparato e imparo ogni giorno, rubando più con gli occhi e con le orecchie che sfogliando tomi polverosi, dei quali comunque non posso a fare a meno.

solocosebelle è buone relazioni, persone conosciute e da conoscere, design, luoghi, eventi, professioni e passatempi.

Tutto questo declinato con lo spirito giovane di un “digital retro”!

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